Archive for maggio, 2010
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Fumiamo Pakistano
Sosteniamo l’economia del Pakistan specificando che lo facciamo nel nome di Rehnam Malik!

Questo è infatti il nome del ministro dell’interno del glorioso Paese che, vista la censura del regime a facebook, è passato a Twittare, sulle orme del Dalai Lama. Avanti così, un mouse e la bada larga ci salveranno.
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La pubblicità racconta l’alcol in gravidanza
Dopo la pubblicità pro aborto per fortuna una campagna pubblicitaria sensata, a carattere informativo e votata ad una giusta causa. La campagna porta il titolo “Mamma beve bimbo beve” ed è promossa dalla Usl n.9 di Treviso. Lo scopo è quello di sensibilizzare le donne sugli effetti dell’uso di alcol in gravidanza, usi e abusi che interessano il 65% della popolazione gestante in Italia. Secondo studi europei l’eccesso di alcol può provocare al nascituro deficit cognitivi e di sviluppo psicomotorio, iperattività e problemi di attenzione e linguaggio, malformazioni e ritardo nella crescita.

La nostra tradizione culinaria vuole che sulle tavole italiane a pranzo ci sia vino e acqua. E siamo tutti d’accordo: dai nonni e dai dottori abbiamo sentito dire che un dito di vino a tavola non fa male. Ma per una donna in dolce attesa gli happy hour a base di alcol potrebbero trasformarsi in situazioni spiacevoli per il proprio bambino. Non sembra difficile capirlo, eppure i dati che raccontano questo stile di vita non sono così confortevoli. L’incidenza dell’uso di alcol nelle donne sopra gli undici anni risulta del 65,5% nella Regione Veneto. -
L’importante è non dirlo!
Ecco l’ennesima conferma del valore sovrano della comunicazione e di quella televisiva su tutte: in gran Bretagna l’aborto è legale, non credo cha a nessuno verrebbe in mente di negare questa possibilità alle donne in quel paese. Ma lo spot no! Lo spot informativo – ancora non si è visto, uscirà su Chanel 4 lunedì – non si può accettare. Potere della televisione: se di qualcosa non se ne parla si può far finta che non esita! Ed ecco invece il diabolico schermo che ce la spara in faccia alla velocità della luce. Bum!
Ne dovremmo tener conto, tutte le volte che ci interrogheremo sul valore e l’intrusione degli spot nelle scelte e orientamenti individuali. La cara, rassicurante tv che sembra un triciclo rispetto alla rete fa ancora paura! Si vede che, nonostante gli anni, è ancora in gamba. Personalmente uno spot “pro aborto” mi pare un follia e non credo che di questo si tratti. Non vedo come si possa essere a favore di una cosa dolorosa. Mi pare più sensata una campagna informativa e la Tv mi sembra adeguatissima: la guardano tutti, anche chi non leggerebbe mai un opuscolo. Stramo a vedere se ci sarà la guerra dello spot, tipo pubblicità comparativa. Sarebbe assurdo, ma divertente!
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Viva la Rai
Rai, politici, giornali: Santoro contro tutti – «Volete che resti? Chiedetemelo» - Il giornalista apre il programma rivolgendosi a Zavoli e Bersani: «Pensate che questo non sia servizio pubblico?» Il Corriere
La Busi: «Rinuncio a condurre il Tg1» – Lettera affissa sulla bacheca della redazione: «Non mi riconosco più nella testata». Minzolini: «Non condivido» Il Corriere
Essendo tra coloro che pagano il canone, vorrei che la televisione pubblica – supremo strumento e feticcio del comunicatore – facesse la televisione pubblica. Non voglio sembrare troppo superficiale, ma vorrei che la telecamera non fosse usata come clava, che la piazza TV non fosse una specie di area balcanizzata di tutti contro tutti.
Vorrei vedere bei film, documentari, show divertenti, programmazioni per ragazzi, magari un po’ di musica e sport, dirette di grandi eventi ed inchieste. Punto. A qualcuno glie frega qualcosa dei telespettatori? Un posto in prima fila per vedere scazzi, frizzi e lazzi francamente fa schifo. E se si devono ammazzare a randellate lo facciano senza essere pagati anche con i soldi miei!
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Il Dalai Lama parla da Twitter
Per fortuna che c’è il Twit! È proprio il caso di esclamarlo. Il Dalai Lama oggi parlerà ai cinesi tramite il famoso strumento di microblogging Twitter, e con qualche piccolo escamotage la popolazione dagli occhi a mandorla potrà riuscire a seguire la sua intervista. Lo scrittore cinese Wang Lixiong, attualmente residente negli Stati Uniti, lo intervisterà perché il leader tibetano possa rispondere alle migliaia di domande poste dai suoi fedeli.

Nonostante le pesanti censure del governo di Pechino, arrivano le strade secondarie di informatica per riuscire a catturare dal web le notizie che si vorrebbero avere. Accade come quando a Napoli prima che esca il nuovo album di un cantante alle bancarelle che costeggiano la stazione si trova già il falso, comunemente conosciuto come pezzotto. Nel caso della Cina devo dire: menomale che esiste il pezzotto! Menomale, perché non è possibile esiliare un Nobel per la Pace e impedire alle persone di informarsi liberamente.
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Everyday Gay Pride – bis
Riprendo da dove ho lasciato perché il governo Pakistano ha deciso di oscurare Facebook e yuotube quali pericolosissimi veicoli di blasfemia. Chi in Pakistan vorrà parlare di se o di Steven e Tiwonge non potrà farlo. Non liberamente. Ecco perché è importante il contenuto. Nessun mezzo è utile davvero se ci scambiamo idiozie. Nessuno spazio di libertà dovrebbe contener solo banalità.
L’uso idiota degli strumenti è colpa nostra. Questo non vuol dire che le mie foto dl gatto non sino importanti per me o degne di essere mostrate
al mondo, ma credo si sia ancora ancorati ad un uso poco raffinato dell’enorme strumento che è la rete. Perché siamo opulenti e viziati, perché possiamo dire qualsiasi cosa e non gliene frega nulla a nessuno, perché non siamo in Pakistan e non siamo Steven e Tiwonge. Perché loro non possono. E credo che terrebbero come un tesoro prezioso ogni scampolo delle nostre possibilità di telepippa. -
Everyday Gay Pride
Non c’entra forse nulla con la comunicazione, ma c’entra parecchio con lo stare al mondo, e visto che sono fissata con i contenuti – altrimenti il mio lavoro (campagne , creatività, copy) è vano – voglio parlare di Steven Monjeza, 26 anni, e Tiwonge Chimbalanga, 20, entrambi cittadini del Malawi.
Steven e Tiwonge sono sposati. Si amano e sono omosessuali. Peccato che un tribunale del loro Paese abbia deciso di condannarli a 14 anni di lavori forzati.
Il giudice che li ha condannati – Nyakwawa Usiwa Usiwaha – lo ha fatto perché, dice, sono un «esempio orribile». Ha continuato dicendo “ho inflitto una pena spaventosa in modo che i figli e le figlie del Malawi
siano protetti da gente come voi e che nessuno sia tentato di emulare quell’orribile esempio, contrario alla cultura e ai valori religiosi di questo Paese”.Io qui so di loro, scrivo di loro, getto un sassolino nel mare enorme del web. E’ una libertà grandiosa. Spero che altri lo facciano. Servirà molto poco a Steven e Tiwonge, coraggiosissimi figli del Malawi e della nostra specie. Spero che serva però a tutti gli altri Steven e Tiwonge affinché si sentano un po’ meno soli, anche alle nostre latitudini, dove non si brilla, anche se ogni paragone sarebbe cretino, per apertura.
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Il Cavaliere di Gogol
Era stato annunciato che il Berlusca non è una lepre della rete, ma da qui a sbagliare la pronuncia di Google ce ne vuole! Ebbene si, è di poche ora fa la notizia apparsa sul Corriere della sera che il Presidente in una conferenza stampa a Villa Madama ha preso uno scivolone lessicale sul re dei motori di ricerca.
Si parlava di rilanciare l’export e, giustamente, il Cavaliere ha sostenuto che un modo per far conoscere i prodotti anche di piccole aziende è quello di rendersi rintracciabili dai motori di ricerca. Ecco come si è espresso: «Abbiamo tanti strumenti tecnologici. C’è, per esempio anche l’uso di Google (pronunciato Gogol) e di altri strumenti offerti da internet, e ne parleremo fra poco a tavola con Mubarak, che consentono alle piccole aziende senza avere presente fisiche e quindi, persone sul posto, di far conoscere in tutto il mondo i propri prodotti».
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Il Cavaliere su Facebook
Berlusconi arriva su Facebook. Un po’ mi dispiace. La sua assenza dalla rete era sempre più evidente ed in un certo senso stimolante. Il mago della comunicazione politica – Berlusconi lo è – padre e patrigno della comunicazione politica in Italia (gli altri lo rincorrono da tre lustri) speravo fosse assente per scelta.
Invece ora si accoda in buon ordine a tutti i leader e leaderini che vogliono la triade: funpage – sito – blog. E quasi tutti lo fanno parecchio male: pagine “personali” gestite evidentemente da uffici stampa, foto di famiglia maldestramente ritoccate con Photoshop, blog vecchi di mesi, siti pieni di banner e senza contenuti.
Il nostro Silvio nazione certamente farà tecnicamente benissimo: lo staff sicuramente sarà di prim’ordine. Ma non è lui. Non è più avanguardia, non apre la pista ma la segue. Penso sia una questione anagrafica. Migliaia di ragazzi che spesso lo votano sono nativi digitali, il nostro credo non sappia niente di tag e similia.
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La notizia è dietro l’avatar
Il mio “compito” è scrivere di web, o almeno di qualcosa che sia affine all’argomento. Tuttavia ogni mattina quando apro i giornali e i blog mi sembra inutile riportare notizie che sembra abbiano una data di scadenza imminente. Gli argomenti che riguardano il web sono come i panini al Mc Donald’s: dopo due ore se non consumati vanno buttati.
In verità penso che parlare di web sia sempre obsoleto: mentre discuti di un qualcosa è già passato. Perché siamo troppi, perché internet è alla portata di tutti e non esiste una verità assoluta. Non voglio fare la filosofa ma non è possibile affermare una disciplina del web, una regola o redigere un manuale. Tutti pazzi per il web 2.0, tanti libri sull’argomento. Ma, per esempio, come si fa a mettere un limite e un argine al fenomeno viral? Come puoi parlare di qualcosa che mentre sta accadendo ha già cambiato il suo modo d’essere? Si, penso che sul web la verità sia di chi la genera.
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