• Geni virali

    Data: 07.05.2010 | Autore: Martina
    Categorie: comunicazione, web marketing | Tags: ,,

    Ho visto in giro quelle strane immagini numerate, nere e con scritte inneggianti all’odio. Sembravano i dieci comandamenti. Le tavole virtuali sono apparse su facebook trasformatosi per causa di forza maggiore nel monte Sinai. Mi sono chiesta che cosa fossero, ma tra un impegno e l’altro ho dimenticato di cercare.

    Il giorno dopo la strana scoperta ho notato già emulazioni di questo atteggiamento virale. Allora ho fatto click qua e là e pensavo di essere risalita alla fonte. Ho ragionato distrattamente sui meccanismi e mi sono fatta l’idea banale che era stata usata la rete per diffondere un brand.

    Solo oggi mi sono ritagliata un po’ di tempo per leggere cosa stesse succedendo mentre io ero in giro per la Toscana a parlare con clienti e a sbattere la testa su back office di siti in via di estinzione. Ho letto un post in rete e ho scoperto che dietro alle tavolette del XXI secolo c’è uno strano Mosè, un genio virale. Si chiama Gabriele Coletti ed è un web designer incazzato con il mondo. Si trovava in viaggio in treno quando per sfogo ha iniziato a pubblicare su facebook immagini come questa.

    In un battibaleno è diventato tanto famoso da avere già imitazioni a suo seguito! Lui semplicemente ha giocato con le immagini e i suoi pensieri, e la rete ha fatto tutto il resto. Si è scatenato su facebook un inferno virale: tutti pazzi per queste immagini e tutti ne hanno condivisa almeno una!

    Forse chiamare genio il web designer è esagerato, magari è stato solo fortunato. La morale che posso ricavare da questa favole è che gli utenti per condividere hanno apprezzato quei messaggi  -  vasco ti odio, tu che mi parli la mattina presto ti odio, ascella pezzata ti odio, suocera ti dio – e ciò denota un’incazzatura generalizata. Siamo una generazione di insofferenti che non sopporta nulla? Siamo vittime del viral maketing e del tasto condividi? Sono io che vado troppo al di là di quello che c’è dietro tutte le cose?
    La mia conclusione è che – detto alla pisana – mi garberebbe troppo ingegnare qualcosa come ha fatto Coletti e vedere fino a che punto posso dire come Giovanna D’Arco: chi ama mi linki!

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