Archive for the ‘comunicazione politica’ Category
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Generazione stagisti, cervelli in fuga ed escort
I temi sembrano essere sempre gli stessi. Il topic del nostro tempo, della generazione 2.0 dà quasi la sensazione di un eterno ritorno. Si parla sempre di lavoro, di opportunità che mancano, di voli mai spiccati, di buste paga insoddisfacenti o inesistenti, di sfruttamento dei talenti o di migrazione dei nostri cervelli all’estero. E da qui parte la trafila di accuse al nostro Governo per i tagli alla scuola pubblica, all’università, alla ricerca.
A pensarci bene il quadro della nostra generazione ha delle linee guida da cui non si può prescindere. Si tratta di capisaldi, come di “valori – ostacoli” che tutti devo scontare in forme diverse. E questo non lo dico io che magari sono anche fortunata a fare un lavoro che mi piace, ma lo dicono i giornali, i dati, i numeri dei disoccupati e dei tagli. E noi ci giochiamo su, ci scriviamo e talvolta ci arrabbiamo. Vi riporto degli esempi di notizie apparse in questi giorni sui giornali o di immagini appartenenti ad una campagna di comunicazione lanciata su Repubblica.it, che rappresentano appieno le linee guida del “tipico giovane e laureato italiano”, magari anche brillante.
Punto primo: devi essere laureato, giovane ma devi saperti accontentare di quello che ti capita. Devi fare la gavetta, perché prima o poi il lavoro per cui hai studiato arriverà. Ecco come si racconta su facebook:
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Cogito ergo sud: un esempio di partecipazione dal basso
Una campagna di comunicazione per difendere la propria terra, i propri valori etici, civili, morali e sociali. Questo è Cogito Ergo Sud, un’associazione virtuale nata e cresciuta su una pagina facebook, guidata da tre professionisti della comunicazione e sostenuta ad oggi da circa 18.399 fan.
Cogito Ergo sud vede l’alba nello scorso febbraio ad opera di Luciano Colella che si propone di rilanciare valori che oggigiorno sono offuscati da – oserei dire – superficialità e negligenza da parte delle istituzioni. È un progetto politico quello che si cerca di mettere in piedi, per dar voce ai cittadini di questa fetta d’Italia talvolta emergente solo per problemi insormontabili (vedi la monnezza e la sanità). Cosa si cerca di ottenere? Partecipazione e democrazia. E lo si fa sfruttando le nuove tecnologie puntando su Facebook e Youtube.
La campagna inizia on line con una serie di discussioni; dal confronto nasce un trio costituito dal sopracitato promotore, Luciano Bonetti (direttore artistico) e Massimo Andrei (attore). Il trio mette in piedi un format, Snack – spuntini di riflessione, una serie di video della durata di un minuto circa che trattano di svariati argomenti e luoghi comuni tipicamente partenopei. Eccone un assaggio più che attuale:
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Addio pizzini: ora cosa nostra è on line!
Per rimanere in tema con mafia, Italia e tecnologia, vi riporto alcuni passi dell’intervista pubblicata su La Repubblica di ogg
i a Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Direzione Nazionale antimafia. Si legge che ricorre spesso nelle intercettazioni telefoniche tra gli ‘ndraghetisti, i camorristi o i mafiosi, insomma, chi regge attualmente l’economia italiana, la frase:”sentiamoci su Skype”. Cosa si può fare per ovviare a questo inconveniente? Niente!Questa la risposta di De Lucia alla domanda del giornalista sulle possibilità che si hanno di bloccare il fenomeno: “Purtroppo niente. Perché la società che gestisce quel sistema di comunicazione via internet continua a non rendere noti gli algoritmi cifrati che stanno alla base di Skype”. Ecco la triste realtà.
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Si sta dalla parte dei lavoratori
Ero indecisa se scrivere o meno un post su questo argomento. Si dice in gdro che ci occupiamo di comunicazione – parolone – e ogni tanto mi viene il dubbio se certi argomenti possano rientrare in questo parolone o meno. Un esempio è quello di oggi.
Da tempo non leggevo un articolo di natura politica così profondo, sentito e molto vicino anche a chi politico non lo è né per professione né per passione, ma semplicemente lavora onestamente per guadagnarsi da vivere. Il nostro cliente Ivan Ferrucci, consiglie
re della Regione Toscana, mi ha mandato un post da pubblicare sul sito e io sono rimasta particolarmente colpita dal suo linguaggio e dalle sue considerazioni.Il post racconta dello sciopero che c’è stato a Piombino per manifestare contro il rischio di chiusura delle acciaierie presenti sul territorio. In particolare si racconta della reazione dei manifestanti alle parole del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, quando ha parlato della dignità del lavoro, dell’orgoglio del proprio lavoro. Read the rest of this entry »
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Cultura e informazione: che colore preferite?
Menomale: Saviano e Fazio sembrano salvi dall’infima guerra del bavaglio. Forse è troppo. Ricomincio.
La trasmissione di Saviano e Fazio andrà in onda in tutte le puntate previste. La decisione del cda della Rai è apparsa oggi su tutte le testate nazionali. Resta ancora in bilico Santoro, che non è fuori da mamma Rai, ma la sua presenza viene indicata con la voce “trasmissione informativa/altro”. Non diamo quindi per certo che a settembre – ottobre rivedremo Anno Zero.

Insomma, polemiche su polemiche, politica su politica e poco spazio a ciò che realmente la televisione dovrebbe fare, cioè informare. Continua a trattarsi di una questione di destra e di sinistra e non di informazione e cultura. E va bene, coloriamoci come preferite, di rosso, di nero, di azzurro, ma non diteci frottole e non oscurateci ciò che vi fa comodo nascondere. Questo accade per l’informazione su tutti i canali: mai qualcosa di trasparente se si tratta di cultura. Probabilmente le uniche cose vere e poco colorate che si leggono o ascoltano ad oggi sono i fatti di cronaca, spesso nera. Read the rest of this entry »
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Saviano e Fazio imbavagliati dalla Rai
La Rai ha intenzione di ridurre da quattro a due le puntate dello speciale “Vieni con me”, realizzato da Roberto S
aviano e Fabio Fazio. In Italia la televisione pubblica concepisce l’informazione pubblica diversamente dagli italiani? Voglio sperare che sia così. Diversamente dovrei supporre che il 90% degli italiani preferisce guardare la pupa e il secchione o l’isola dei famosi, anziché un programma di informazione e cultura.Guardiamo in faccia alla realtà e andiamo alla radice del problema. Se si trattasse di audience e quindi di “economia del sistema tv”, non ci dovrebbero esser dubbi sul ritorno dell’investimento nelle puntate di Vieni con me. Saviano, più di Fazio, raccoglie tanti consensi, passioni e anche curiosità, e riuscirebbe a tener incollati alla tv due italiani su tre. Allora come mai questa decisione di Mauro Masi? C’è davvero poco da commentare. Mi autocensuro.
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Il Dalai Lama parla da Twitter
Per fortuna che c’è il Twit! È proprio il caso di esclamarlo. Il Dalai Lama oggi parlerà ai cinesi tramite il famoso strumento di microblogging Twitter, e con qualche piccolo escamotage la popolazione dagli occhi a mandorla potrà riuscire a seguire la sua intervista. Lo scrittore cinese Wang Lixiong, attualmente residente negli Stati Uniti, lo intervisterà perché il leader tibetano possa rispondere alle migliaia di domande poste dai suoi fedeli.

Nonostante le pesanti censure del governo di Pechino, arrivano le strade secondarie di informatica per riuscire a catturare dal web le notizie che si vorrebbero avere. Accade come quando a Napoli prima che esca il nuovo album di un cantante alle bancarelle che costeggiano la stazione si trova già il falso, comunemente conosciuto come pezzotto. Nel caso della Cina devo dire: menomale che esiste il pezzotto! Menomale, perché non è possibile esiliare un Nobel per la Pace e impedire alle persone di informarsi liberamente.
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Il Cavaliere di Gogol
Era stato annunciato che il Berlusca non è una lepre della rete, ma da qui a sbagliare la pronuncia di Google ce ne vuole! Ebbene si, è di poche ora fa la notizia apparsa sul Corriere della sera che il Presidente in una conferenza stampa a Villa Madama ha preso uno scivolone lessicale sul re dei motori di ricerca.
Si parlava di rilanciare l’export e, giustamente, il Cavaliere ha sostenuto che un modo per far conoscere i prodotti anche di piccole aziende è quello di rendersi rintracciabili dai motori di ricerca. Ecco come si è espresso: «Abbiamo tanti strumenti tecnologici. C’è, per esempio anche l’uso di Google (pronunciato Gogol) e di altri strumenti offerti da internet, e ne parleremo fra poco a tavola con Mubarak, che consentono alle piccole aziende senza avere presente fisiche e quindi, persone sul posto, di far conoscere in tutto il mondo i propri prodotti».
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Il Cavaliere su Facebook
Berlusconi arriva su Facebook. Un po’ mi dispiace. La sua assenza dalla rete era sempre più evidente ed in un certo senso stimolante. Il mago della comunicazione politica – Berlusconi lo è – padre e patrigno della comunicazione politica in Italia (gli altri lo rincorrono da tre lustri) speravo fosse assente per scelta.
Invece ora si accoda in buon ordine a tutti i leader e leaderini che vogliono la triade: funpage – sito – blog. E quasi tutti lo fanno parecchio male: pagine “personali” gestite evidentemente da uffici stampa, foto di famiglia maldestramente ritoccate con Photoshop, blog vecchi di mesi, siti pieni di banner e senza contenuti.
Il nostro Silvio nazione certamente farà tecnicamente benissimo: lo staff sicuramente sarà di prim’ordine. Ma non è lui. Non è più avanguardia, non apre la pista ma la segue. Penso sia una questione anagrafica. Migliaia di ragazzi che spesso lo votano sono nativi digitali, il nostro credo non sappia niente di tag e similia.
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Saviano, scultore del mio tempo
Il mio post nasce da un input preciso: una sollecitazione da parte del capo a scrivere di cose che impazzano sui giornali e che conosco meglio perché sono casertana. L’explicit non si ferma ad un post, torna indietro, attraversa il mio essere, ciò che sono stata e che con questo blog e con mcm&partners ho ripreso ad essere. Mi è stato chiesto di commentare le ultime vicende che hanno coinvolto Saviano, ma io ci ho messo tempo prima di riuscire a scrivere qualcosa. E credo di proseguire a singhiozzi perché dire dell’accaduto significa schierami, slacciare la cintura, respirare e tirar fuori la violenta passione che nutro per la mia terra e per la scrittura.
Saviano ha parlato di “lama della scrittura”, di “dovere morale” dello scrittore, definendolo “voce del suo tempo”. Il mio tempo è quello in cui non si scrive, non si legge e non si fa cultura, perché la letteratura e la filosofia non ti danno il pane quotidiano. Io, laureata nella terra di Saviano in filosofia, mi rendo conto di quanto sia superficiale il mondo, meccanico e corrotto. Allora, il genio è costretto ad assopirsi, prima che sia tardi, per cercare di vivere o sopravvivere in base a schemi imposti. Ecco che anch’io rientro nel titolo la seconda volta.
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