Posts Tagged ‘comunicazione politica’
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Addio pizzini: ora cosa nostra è on line!
Per rimanere in tema con mafia, Italia e tecnologia, vi riporto alcuni passi dell’intervista pubblicata su La Repubblica di ogg
i a Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Direzione Nazionale antimafia. Si legge che ricorre spesso nelle intercettazioni telefoniche tra gli ‘ndraghetisti, i camorristi o i mafiosi, insomma, chi regge attualmente l’economia italiana, la frase:”sentiamoci su Skype”. Cosa si può fare per ovviare a questo inconveniente? Niente!Questa la risposta di De Lucia alla domanda del giornalista sulle possibilità che si hanno di bloccare il fenomeno: “Purtroppo niente. Perché la società che gestisce quel sistema di comunicazione via internet continua a non rendere noti gli algoritmi cifrati che stanno alla base di Skype”. Ecco la triste realtà.
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Cultura e informazione: che colore preferite?
Menomale: Saviano e Fazio sembrano salvi dall’infima guerra del bavaglio. Forse è troppo. Ricomincio.
La trasmissione di Saviano e Fazio andrà in onda in tutte le puntate previste. La decisione del cda della Rai è apparsa oggi su tutte le testate nazionali. Resta ancora in bilico Santoro, che non è fuori da mamma Rai, ma la sua presenza viene indicata con la voce “trasmissione informativa/altro”. Non diamo quindi per certo che a settembre – ottobre rivedremo Anno Zero.

Insomma, polemiche su polemiche, politica su politica e poco spazio a ciò che realmente la televisione dovrebbe fare, cioè informare. Continua a trattarsi di una questione di destra e di sinistra e non di informazione e cultura. E va bene, coloriamoci come preferite, di rosso, di nero, di azzurro, ma non diteci frottole e non oscurateci ciò che vi fa comodo nascondere. Questo accade per l’informazione su tutti i canali: mai qualcosa di trasparente se si tratta di cultura. Probabilmente le uniche cose vere e poco colorate che si leggono o ascoltano ad oggi sono i fatti di cronaca, spesso nera. Read the rest of this entry »
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Il Cavaliere di Gogol
Era stato annunciato che il Berlusca non è una lepre della rete, ma da qui a sbagliare la pronuncia di Google ce ne vuole! Ebbene si, è di poche ora fa la notizia apparsa sul Corriere della sera che il Presidente in una conferenza stampa a Villa Madama ha preso uno scivolone lessicale sul re dei motori di ricerca.
Si parlava di rilanciare l’export e, giustamente, il Cavaliere ha sostenuto che un modo per far conoscere i prodotti anche di piccole aziende è quello di rendersi rintracciabili dai motori di ricerca. Ecco come si è espresso: «Abbiamo tanti strumenti tecnologici. C’è, per esempio anche l’uso di Google (pronunciato Gogol) e di altri strumenti offerti da internet, e ne parleremo fra poco a tavola con Mubarak, che consentono alle piccole aziende senza avere presente fisiche e quindi, persone sul posto, di far conoscere in tutto il mondo i propri prodotti».
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Il Cavaliere su Facebook
Berlusconi arriva su Facebook. Un po’ mi dispiace. La sua assenza dalla rete era sempre più evidente ed in un certo senso stimolante. Il mago della comunicazione politica – Berlusconi lo è – padre e patrigno della comunicazione politica in Italia (gli altri lo rincorrono da tre lustri) speravo fosse assente per scelta.
Invece ora si accoda in buon ordine a tutti i leader e leaderini che vogliono la triade: funpage – sito – blog. E quasi tutti lo fanno parecchio male: pagine “personali” gestite evidentemente da uffici stampa, foto di famiglia maldestramente ritoccate con Photoshop, blog vecchi di mesi, siti pieni di banner e senza contenuti.
Il nostro Silvio nazione certamente farà tecnicamente benissimo: lo staff sicuramente sarà di prim’ordine. Ma non è lui. Non è più avanguardia, non apre la pista ma la segue. Penso sia una questione anagrafica. Migliaia di ragazzi che spesso lo votano sono nativi digitali, il nostro credo non sappia niente di tag e similia.
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Saviano, scultore del mio tempo
Il mio post nasce da un input preciso: una sollecitazione da parte del capo a scrivere di cose che impazzano sui giornali e che conosco meglio perché sono casertana. L’explicit non si ferma ad un post, torna indietro, attraversa il mio essere, ciò che sono stata e che con questo blog e con mcm&partners ho ripreso ad essere. Mi è stato chiesto di commentare le ultime vicende che hanno coinvolto Saviano, ma io ci ho messo tempo prima di riuscire a scrivere qualcosa. E credo di proseguire a singhiozzi perché dire dell’accaduto significa schierami, slacciare la cintura, respirare e tirar fuori la violenta passione che nutro per la mia terra e per la scrittura.
Saviano ha parlato di “lama della scrittura”, di “dovere morale” dello scrittore, definendolo “voce del suo tempo”. Il mio tempo è quello in cui non si scrive, non si legge e non si fa cultura, perché la letteratura e la filosofia non ti danno il pane quotidiano. Io, laureata nella terra di Saviano in filosofia, mi rendo conto di quanto sia superficiale il mondo, meccanico e corrotto. Allora, il genio è costretto ad assopirsi, prima che sia tardi, per cercare di vivere o sopravvivere in base a schemi imposti. Ecco che anch’io rientro nel titolo la seconda volta.
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Avanti Popolo (televisivo)
Bersani strapazza un Travaglio senza parole – ed è notoriamente difficile zittirlo. D’Alema, il pugliese dagli occhi di ghiaccio, a Ballarò manda a farsi fottere il vice direttore del Giornale Sallusti. Qui gatta ci cova.
E’ da un pezzo che non credo più allo spontaneismo televisivo – allo spontaneismo e basta diciamo. Bersani e D’Alema mangiano pane e politica da quando io ero all’asilo. D’Alema poi, anche se non gli attribuisco i super poter da “Grande Vecchio” che tutti gli affibbiano, è uno che non perde la calma nemmeno se lo martellano di insulti. L’amore l’odio che lo circondano derivano dal sorriso ineffabile, come La Gioconda, dall’occhialino tattico che scende sul naso, dal sarcasmo fulminate e da un’arietta di superiorità, spesso reale, che lo circonda da sempre. E un qualunque Sallusti stana la sfinge?
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